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Domenica, 24 Maggio 2015

Verso Italia - Australia: l'intervista a coach Italia Berruto

Prosegue la tappa di avvicinamento a Italia - Australia, l'atteso incontro di World League che si giocherà il 12 giugno, alle 20.30, al Pala Arrex di Jesolo.

Abbiamo incontrato e intervistato Mauro Berruto, coach della nazionale italiana. Ecco quello che ci ha raccontato.

Mauro Berruto è il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana e Direttore Tecnico del Settore Giovanile Maschile della Federazione Italiana Pallavolo.

Laureato in filosofia, ha iniziato la sua carriera alla guida della Lecce Pen, in A2.

Al suo attivo una promozione in A2 e in A1, 2 Coppe Italia, 1 Coppa di Grecia (con il Panathinaikos), 2 Coppe Cev, 1 Medaglia di Bronzo alle Olimpiadi del 2012, 2 Medaglie d'Argento ai Campionati europei 2011 e 2013, 1 World League e 1 Gran Champions Cup.

Ha scritto per Bradipolibri i romanzi Andiamo a Vera Cruz con quattro acca (2005, Premio CONI per la letteratura sportiva) e Independiente Sporting (2007).

Mauro, partiamo dall'entusiasmo di Jesolo, dove da giorni c'è il sold out

"Questa è una cosa che dà molta soddisfazione. Questo è il primo momento di una stagione lunga e importante, ed abbiamo proprio bisogno di ritrovare la fiducia dei nostri tifosi, per mettere benzina in corpo per andare ad attaccare tutti gli obbiettivi che abbiamo di fronte".

Cosa ti aspetti da questa World League?

"Mi aspetto, come sempre, che sia un laboratorio straordinario, che magari permetterà anche a qualche volto nuovo della nostra squadra di mettersi in luce, com'è sempre successo nei quattro anni precedenti. Da quello che il laboratorio genererà, io trarrò le conclusioni per le scelte che mi faranno costruire la squadra nella seconda parte della stagione, quella che dal primo di agosto si troverà a Cavalese per la World Cup".

I confronti nello sport sono frequenti e quando si parla di pallavolo, il pensiero è per la "generazione di fenomeni": quanto distanti siamo da quella Nazionale?

"Siamo distanti anni luce perché queste cose non si possono confrontare: quello era un momento storico diverso, addirittura lo sport era diverso, si giocava con regole diverse, era un altro modo di giocare la pallavolo. Quella è stata una storia di cui andiamo orgogliosi, ha fatto sì che la pallavolo diventasse uno sport importantissimo che ha creato un clima, una atmosfera, una scuola di tecnici importanti... ma è ozioso tentare un confronto. Quel mondo lì, quella pallavolo lì, il tipo di avversari che c'erano in quel momento, è cambiato tutto: è un confronto che non ha più senso".

 

Ma com'è il livello della nostra pallavolo?

"Credo che il livello sia testimoniato, a parte (ahimè) l'ultimo mondiale, brutto in termini di risultato, da una pallavolo che negli ultimi quattro anni ha saputo esprimere sei medaglie, tantissimi podi, tantissime finali; siamo sempre stati nelle primissime posizioni e se guardiamo anche un po' più indietro, scopriamo che questa cultura della pallavolo maschile fa sì che l'Italia sia lì, al vertice del ranking, come succede ormai da tantissimo tempo".

A livello giovanile si sta già facendo abbastanza, o si può fare meglio?

"Nel settore maschile generale storico, ovvero che nel maschile non abbiamo una quantità di atleti tesserati gigantesca, ma a maggior ragione questa cosa ci deve inorgoglire perché da numeri tutto sommato limitati, la scuola italiana ha continuato a tirare fuori atleti di valore, di primissimo livello, anche in questa World League ne vedremo fuori altri, non cito il solo Giannelli, atleta giovanissimo, che arriverà a debuttare nella Nazionale Seniores; ma se ci guardiamo attorno, ci sono decine di esempi: siamo stati proprio bravi a tirare fuori, nonostante la quantità limitata, una qualità assoluta".

Livello testimoniato anche dagli allenatori, molti dei quali sono richiesti all'estero, vedi lo stesso Santilli, coach della Nazionale australiana

"E' un riconoscimento per la nostra scuola. Abbiamo generato dei risultati che tutto il mondo ha visto e ci sono, nel maschile e nel femminile, tanti tecnici molto preparati e quindi richiesti. Io per primo ho passato ad allenare la Nazionale finlandese sei anni con un progetto meravigliosamente bello, che ha portato anche a risultati molto importanti. Quando noi italiani andiamo all'estero dobbiamo farlo sempre con grande orgoglio, perché abbiamo una scuola pallavolistica che ha prodotto molti risultati".

 

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